A tu per tu con Marco Brando sugli effetti economico-sociali del Covid-19

Giornalismo Sociale, Le mie Interviste

Quando parliamo di Marco Brando non servono certo parole di presentazione. Brevi cenni sulla sua carriera sono, però,a mio parere doverosi, anche per i pochi lettori ancora sprovveduti. Fino al 1998 lavora nelle redazioni dell’Unita’ di Roma e Milano, prima come redattore e poi come inviato. Si è dedicato in prevalenza alla cronaca giudiziaria di cui ricordiamo la famosa inchiesta Mani pulite. Autore del programma Film Dossier-Linea d’ombra di Mediaset, insieme alla conduttrice Antonella Boralevi. Redattore del Corriere del Mezzogiorno a Bari. Poi caporedattore centrale del quotidiano free press City (RCS ) a Milano. In seguito Caposervizio per l’attualità, sempre a Milano, del Settimanale Nuovo di Cairo Editore. Da agosto 2018 gestisce un blog sul Il Fatto Quotidiano on line. Ha scritto poi tre libri di carattere storiografico,di cui due su Federico II di Svezia e sta per uscire una storia di Pavia.

Ciao Marco. Innanzitutto grazie della tua generosa disponibilità. La prima questione che affronterei con te riguarda la gestione del Governo sul fronte economico “Cura Italia”. Tito Boeri, ex presidente dell’Inps, in un contributo rilasciato ieri sera a La7 nella trasmissione Otto e mezzo di Lilli Gruber, ha affermato che il sostegno ai lavoratori andrebbe esteso anche a coloro che lavorano in nero.

“Sicuramente bisogna aiutare tutti soprattutto in questa prima fase di emergenza. Bisogna però, a mio avviso, gestire il tutto con cautela. Non dimentichiamoci dell’illegalità diffusa che c’è in Italia.

Bisognerebbe fare una certa distinzione fra chi cerca il minimo di sostentamento con piccoli lavori in nero e chi guadagna molto lavorando sistematicamente all’insaputa del Fisco.

Parliamo di Europa. Sembra ci sia stata una sorta di retromarcia in positivo dei paesi del Nord in merito agli aiuti nei confronti dell’Italia. Sta cambiando veramente qualcosa? Che Europa ci ritroveremo dopo questa pandemia globale?

“Sono sempre stato un europeista convinto. È’ indubbio e sotto gli occhi di tutti, però, che in questo frangente, si è vista un’Europa smantellata e friabile. Pensiamo anche solo alle forniture di medicinali e mascherine. Ricordo la frase di Al Capone nel film “Gli intoccabili” in cui dice al poliziotto “sei solo chiacchiere e distintivo”: l’Ue rischia di essere solo questo. Forse, passata l’emergenza di questa pandemia, i paesi del Sud Europa saranno più coesi fra di loro. Non dimentichiamoci che l’Olanda ha chiesto aiuti per supportare il mercato dei tulipani. Questo rende l’idea”.

Cosa ne pensi della gestione organizzativa e comunicativa del nostro Governo di fronte ad un’emergenza di tale portata?

“L’Italia sta sicuramente dando un buon esempio agli altri paesi, pur con problemi ed errori di percorso. È anche vero, però, che siamo carenti, soprattutto sul fronte comunicativo. Una gestione improvvisata è confusa,in mano ai politici, che può creare solo panico e poca chiarezza. Questo deve sicuramente servire da lezione per la gestione di eventuali emergenze future”.

Ci sarà una ripresa graduale delle attività ed, in contemporanea, dell’allentamento delle restrizioni. Confindustria ha creato allarmismi o c’è veramente il rischio di una crisi economica e sociale fuori controllo?

“Questa è una crisi economica simile a quella provocata dalla guerra. La differenza sostanziale però è che non ci sono città distrutte e molti meno morti di quello che una guerra vera e propria può provocare. Ricordiamoci, comunque, che l’Italia è uscita da due guerre mondiali. Dipenderà molto anche da come verrà gestita questa crisi in Europa e nel mondo. È comunque difficile fare previsioni”.