Luce in campo

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Uno squarcio che ha completamente scosso l’arco temporale del calcio italiano. La definizione potrebbe essere troppo ambiziosa, ma quel gol, quel lampo, è entrato per sempre nella storia della serie A, fermando per un attimo il tempo. Lancio da dietro, controllo di tacco, poi di testa e infine in mezzo ai due difensori avversari. Il gol in quel momento era praticamente cosa fatta. Antonio Cassano in quell’istante ha visto entrare il pallone in rete e si è catapultato verso la tribuna di casa sua, per prendere l’abbraccio collettivo di chi lo ha visto crescere. Ci sono diversi modi per entrare nel cosiddetto calcio che conta e Antonio lo ha fatto in una fredda sera del 1999, realizzando il gol del 2-1 che ha consentito al Bari di battere l’Inter. A 17 anni quindi aveva già la sua città ai piedi. Lui che è nato a Bari vecchia, quartiere difficile, dove la vita te la crei da solo stando all’aperto, confrontandoti con ogni tipologia di esperienza. E proprio per mettersi in gioco qualche anno dopo ha firmato con la Roma, dove con Totti è andato a formare una delle coppie più fantasiose del nostro campionato. In quegli anni Antonio si era cucito addosso l’etichetta di “genio e sregolatezza”. Ma anche nel calcio è solo e soltanto il campo a parlare. Il suo modo di toccare la palla, la testa alta e le giocate pindariche lo hanno consacrato definitivamente fino a farlo vestire la camiseta blanca. Cassano ha interrotto una moda, per crearne una tutta sua. Fatta di lampi e genialità, di gol pazzeschi e assist paradisiaci. Nel periodo alla Samp il suo popolo lo ha venerato, facendolo diventare padrone del mondo doriano, dove ha lasciato un’impronta indelebile. C’è chi fa discutere e chi preferisce restare nell’ombra. Il calcio in fondo premia solo chi crea luce in campo, come ha sempre fatto Antonio Cassano.